Una VMC a doppio flusso continuo con recupero di calore consente di abbattere gli sprechi energetici e migliorare il comfort in tutte le stagioni. Il recuperatore di calore permette di preriscaldare l’aria immessa in inverno e di rinfrescarla in estate, sfruttando le proprietà dell’aria in uscita per scambiare sia calore sensibile (temperatura) che calore latente (umidità).
UNI EN 16798-1: le domande che ogni progettista dovrebbe farsi prima di dimensionare un impianto VMC decentralizzato
Guida pratica alle FAQ relative alla Norma per progettare la Ventilazione Meccanica Controllata con unità decentrate in edifici residenziali e non residenziali
Nuovo Allegato Nazionale 2025: cosa cambia
Dopo alcuni anni di applicazione delle Norme sotto mandato EPBD, il CEN (Comitato di Normazione Europea) ha introdotto le Appendici Nazionali affinché, ogni stato membro, possa compilarle tenendo conto della legislazione nazionale, ove presente.
L’Italia, pur non avendo una legge sulla ventilazione degli edifici, ha modificato l’Appendice Europea in molti punti ed ha introdotto parecchi paragrafi inerenti al calcolo energetico.
Helty, produttore italiano di soluzioni VMC decentralizzate, riscontra sul campo ogni giorno quanto un progettista abituato a consultare l’Appendice B (europea), possa trovarsi piuttosto spaesato nell’approcciarsi a quella A (italiana), anche per il vistoso aumento del numero di pagine da consultare!
Per questo è importante fare un po’ di chiarezza.
Lo facciamo attraverso 7 FAQ tecniche a cui risponde l’Arch. Valentina Raisa, E.G.E. – Libera Professionista Esperta in gestione dell’Energia, certificata SECEM.
Pronti? Partiamo.
FAQ 1 – Che cos'è la UNI EN 16798-1 e perché il nuovo Allegato Nazionale cambia qualcosa per il progettista?
La UNI EN 16798-1 è una Normativa sotto mandato EPBD: serve per rendere applicabile la Direttiva Europea sull’efficienza Energetica in Edilizia che nel 2024 è giunta alla sua quarta “edizione”.
Dal 2019, tutte le norme riguardanti la ventilazione degli edifici che supportano la EPBD, sono state raggruppate in un pacchetto suddiviso in più parti denominato pacchetto delle EN 16798.
Prima di questa riorganizzazione, la UNI EN 16798-1 aveva il numero UNI EN 15251. [Capita ancora di trovare citata la UNI EN 15251, ma deve essere ben chiaro che essa non esiste più, poiché sostituita dalla UNI EN 16798-1.]
Le principali differenze per la tematica “ventilazione” riguardano:
- la diminuzione del numero delle classi: da 4 a 3;
- l’eliminazione di due metodi di calcolo delle portate nel caso dell’edilizia residenziale;
- l’introduzione delle destinazioni d’uso degli edifici secondo DPR 412/93 con conseguente variazione delle portate per persona e superficie per ogni tipologia di edificio;
- l’aumento dei parametri di riferimento (sostanze inquinanti o indicatori) per impostare un progetto di ventilazione a portata variabile;
- l’introduzione del tema delle portate di estrazione, che tuttavia, al momento, appare poco chiaro.
Probabilmente si dovrà aggiornare in una prossima revisione.
NOTA: l’eliminazione della quarta classe non deve preoccupare il progettista, poiché essa è unicamente un riferimento per coloro che si occupano di simulazioni dinamiche dell’edificio. Deve essere chiaro che la IV classe non serve per dimensionare un impianto di ventilazione, ma unicamente per descrivere eventuali situazioni in cui almeno la terza classe non è garantita (caso in cui si invitino 20 persone a cena!).
Qui sotto le definizioni delle tre categorie secondo l’Allegato italiano.
| Categoria | Livello di aspettativa |
|---|---|
| I | Alto |
| II | Medio |
| III | Moderato |
Non si tratta quindi di un aggiornamento minore: la struttura delle tabelle, i metodi applicabili e alcune portate di riferimento cambiano in modo significativo.
FAQ 2 – Qual è la portata minima di ventilazione da garantire?
L’Appendice Europea B e quella Nazionale A chiariscono questo aspetto nel loro incipit: per ragioni legate alla tutela della salute il valore minimo di ricambio dell’aria da garantire quando gli ambienti sono occupati è pari a 4 L/s per persona che corrisponde a 14.4 m3/h (fattore moltiplicativo 3,6).
Ipotizziamo quindi di voler scegliere una centrale di ventilazione non canalizzata per un’aula scolastica che prevede la presenza massima di 25 persone: il calcolo della portata minima di progetto è pari a: 4 (L/s) x 25 (numero di persone) x 3,6 (coefficiente per passare da L/s a m3/h) = 360 m3/h.

Il calcolo presentato nell’esempio dell’aula scolastica può essere facilmente declinato per altre destinazioni d’uso: residenziale, bar, scuola, palestra, sala d’attesa, musei, ristorante, pub, parrucchieri, estetisti ecc.
Questo tipo di calcolo fa riferimento ad una condizione di completa miscelazione dell’aria negli ambienti. Ma esistono situazioni in cui l’aria immessa non riesce a “lavare” bene tutto l’ambiente perché la scelta dei componenti di un impianto o il loro posizionamento non sono stati compiuti correttamente. In questi casi, ad esempio, le zone più vicine alle bocchette di mandata hanno maggiore ricambio dell’aria, mentre, al contrario, quelle più lontane, risultano scarsamente ventilate. Per tenere debitamente conto di questo aspetto si deve fare riferimento al tema dell’efficienza di ventilazione, oggetto della UNI EN 16798-3.
Come fare quindi per garantire una buona efficienza di ventilazione?
Conviene scegliere solo le unità decentralizzate che sono testate in laboratori terzi, le cui prestazioni di corretta diffusione dell’aria sono certificate, per evitare cortocircuiti di aria. In sostanza, le unità decentralizzate sono Plug and Play: le compriamo, le installiamo e siamo sicuri che funzionano bene perché già testate in laboratorio.
Negli impianti canalizzati, invece, l’efficienza di ventilazione si deve valutare a livello progettuale, prevedendo un corretto posizionamento delle bocchette di mandata e ripresa e, se necessario, compiendo analisi fluidodinamiche (analisi CFD).
Sono disponibili vari testi scientifici che trattano di questi aspetti: il tema si può approfondire anche chiedendo alle aziende produttrici le analisi di monitoraggi.
FAQ 3 – Come si calcolano le portate di progetto per gli edifici non residenziali con il nuovo Allegato?
Il calcolo delle portate nell’edilizia non residenziale prevede due metodi:
- Metodo 1: potremmo chiamarlo prescrittivo. La Norma lo chiama “metodo basato sulla qualità dell’aria percepita”. Consiste nel calcolare la portata di ventilazione di progetto sommando una quota legata al numero di persone nell’ambiente ad una quota legata alla superficie dell’ambiente;
- Metodo 2: potremmo chiamarlo prestazionale. La norma lo chiama “metodo basato sull’uso della concentrazione di sostanze”. Consiste nel calcolare la portata di ventilazione di progetto a partire da bilanci di massa che tengono conto della concentrazione di varie sostanze negli ambienti.
Se si confronta l’Appendice B europea con quella A Nazionale, si nota che il numero di pagine e la tipologia di tabelle sono molto differenti.
Il numero di pagine è aumentato in quanto l’Italia, con riferimento al Metodo 1, ha deciso di introdurre le destinazioni d’uso previste dal DPR 412/93 e di differenziare i valori delle portate di progetto caso per caso, mentre l’Allegato Europeo associa il medesimo valore di portata a tutte le tipologie di edifici terziari.
Con riferimento al Metodo 2, invece, la tabella NA.9 fa riferimento a molte sostanze e non solo alla CO2, come nel caso dell’Appendice Europea.
Gli altri metodi di calcolo presenti nell’Appendice Europea sono stati cancellati.
Un consiglio? Al progettista conviene classificare correttamente l’edificio prima di utilizzare le tabelle.
NOTA_ Per quanto riguarda le portate di estrazione, qualche indicazione ci viene dal paragrafo NA.3.1.2 che indica genericamente:
- 4 l/s(m2) per estrazioni continue;
- 8 l/s(m2) per estrazioni discontinue;
Ci sono invece indicazioni più precise per i locali stampanti e fotocopiatrici dove sono richiesti 8 l/s(m2).
“In merito a questo punto il mio pensiero – riferisce l’Arch. Valentina Raisa – è che quando si usano impianti di VMC, che siano canalizzati o non canalizzati, è riduttivo imporre valori relativi alle portate di estrazione in specifici locali, mentre lo diventa nel caso della sola aerazione che, come si sa, è molto poco efficace nella diluizione degli inquinanti”.
Come fare quindi le estrazioni nel caso di VMC non canalizzata?
“Generalmente si impiegano estrattori indipendenti nei servizi igienici prevalentemente con logiche di funzionamento discontinuo – continua l’Arch. Valentina Raisa-. Ci sono anche ulteriori soluzioni del tipo “semi-canalizzato” per contesti specifici. Raccomando quindi di consultare i cataloghi aziendali per approfondire l’argomento”.

FAQ 4 – E per gli edifici residenziali? Quanti metodi di calcolo sono ammessi?
L’Italia, per il calcolo delle portate nell’edilizia residenziale, ha deciso di adottare solo uno dei tre metodi presentati nell’Appendice B Europea: quello basato sulla qualità dell’aria percepita. (Lo stesso Metodo 1 già descritto nella domanda precedente per il terziario).
In questo caso, sottolineo due aspetti importanti.
- Il DPR 412/93 attribuisce agli alberghi, residenze speciali e dormitori la destinazione d’uso residenziale. Per questo li troviamo citati in questa sezione.
- Per le sole residenze, intese come case di abitazione, la portata d’aria per superficie è nulla e nel calcolo delle portate di ventilazione si conteggia la sola componente legata al numero di persone previste (solitamente stimata sulla base dei posti letto).
FAQ 5 – Come si considera la qualità costruttiva dell'edificio (VLPB, LPB, NLPB) nel dimensionamento della VMC?
Nelle FAQ 4 e 5 si è parlato di un calcolo basato su una somma di portata per persona e superficie. In merito al secondo contributo (quello per superficie,) il normatore ha deciso di caratterizzare tre tipologie di ambienti: VLPB, LPB, NLPB.
Gli acronimi indicano: Very Low Polluting Buildings, Low Polluting Buildings e Non Low Polluting Buildings.
Le portate per superficie più basse sono quelle di edifici VLPB, quelle intermedie sono quelle di edifici LPB e le più alte sono quelle di edifici NLPB (Edifici non a basso inquinamento).
Come scegliere la tipologia di edificio?
“L’Appendice Nazionale guida Progettista e Committente che devono stipulare un accordo tra le parti sulla base del quale si fonda il calcolo delle portate totali. Di base, materiali a bassissima emissione di inquinanti sono: vetro, ceramica, metalli non trattati e marmo (la Norma dice “stone”, cioè pietra, ma alcuni tipi di “pietre” sono pericolosi, come il tufo che emette radon! Facciamo quindi attenzione al lessico!) – continua Raisa -. In generale, poi, sono materiali a bassa emissione di inquinanti tutti i materiali corredati da certificazione, poiché sono stati testati in laboratorio. Nei casi in cui si debbano valutare situazioni dove non sono note le emissioni inquinanti da parte dei componenti dell’edificio e dagli arredi, si deve procedere con attenzione e ragionevolezza: ad esempio, se si sta progettando un impianto di ventilazione per un edificio esistente dove in precedenza si è fumato e ci sono rivestimenti in tessuto, sicuramente quello è il caso di un edificio NLPB”.

FAQ 6 – Cosa succede quando l'edificio non è occupato? La VMC deve restare accesa?
Quando l’edificio non è occupato, l’Appendice Nazionale distingue i seguenti due casi:
edilizia non residenziale:
- l’impianto si può spegnere quando l’edificio non è occupato, ma deve essere riacceso almeno due ore prima dell’arrivo delle persone e, in queste due ore, deve ricambiare almeno un volume orario;
- ’impianto può essere attenuato, cioè funzionare con una portata ridotta pari a 0,15 l/s*m2.
edilizia residenziale:
- l’impianto può funzionare ad una portata ridotta pari a 0,15 l/s*m2.
Ventilare anche nei momenti di non occupazione è molto importante in quanto le emissioni inquinanti dei materiali edilizi rimangono inalterate nel tempo e quelle dovute alle persone e alle loro attività, non si esauriscono immediatamente: pensiamo agli accappatoi ed asciugamani bagnati lasciati dalle persone quando escono dal bagno!
FAQ 7 – Il Metodo 2 (concentrazioni limite di inquinanti) può essere utile anche per dimensionare una VMC decentralizzata?
La VMC decentralizzata si presta bene in tutti i casi di dimensionamento, poiché è studiata per offrire una vasta gamma di regolazione delle portate di ventilazione, in maniera automatica (tramite sensori a bordo macchina) o in maniera manuale (tramite telecomando a disposizione dell’utente) ed in quest’ultimo caso, addirittura da remoto, tramite APP.
Quindi è ottimale sia per il funzionamento a portata fissa, che variabile.

Un input verso le soluzioni a portata variabile è offerto dall’Appendice Italiana della UNI EN 16798-1 che, nella tabella NA.9, inserisce il riferimento ad altri parametri, oltre che alla CO2, maggiormente utilizzata per impianti a portata variabile o per analisi sull’efficienza di ventilazione. Di conseguenza, nota una particolare situazione di rischio, ad esempio Radon, è molto interessante abbinare alla VMC anche l’uso di sensori specifici per la regolazione della portata. Considerato che molte centrali nascono con il sensore di CO2 di serie, a bordo macchina, l’aggiunta di un sensore aggiuntivo per il monitoraggio di un altro inquinante, come il radon, permette un controllo incrociato di parametri. Questo permette un controllo sulla scelta delle portate ed una maggiore sicurezza per il cliente finale in quanto il sensore della CO2 funziona da intermediario (proxy) tra il sensore di radon e l’algoritmo di regolazione della portata.
Nuovo configuratore Helty in 5 punti
- È un nuovo tool digitale pensato per semplificare e velocizzare il dimensionamento degli impianti di VMC decentralizzata.
- Supporta e facilita il lavoro quotidiano di progettisti e termotecnici.
- È sviluppato in aderenza con la normativa UNI EN 16798.
- Guida il professionista passo a passo nella definizione delle portate di ventilazione, a seconda di criteri base di progetto (luogo, classe edificio, classe di ventilazione) e dei dettagli dei singoli locali, sia nel residenziale che in ambito terziario.
- Oltre a facilitare il calcolo relativo ai fabbisogni di ricambio d’aria determinati dalla Norma Tecnica, suggerisce le soluzioni decentralizzate Helty Flow più idonee per ogni ambiente.
Conclusioni in 3 punti
- Il nuovo Allegato Nazionale non è solo un aggiornamento formale, ma richiede ai progettisti un cambio di approccio nelle tabelle di riferimento, nei metodi applicabili e nella classificazione degli edifici.
- La nuova Appendice Nazionale (presto anche in versione italiana) richiede un po’ di attenzione nella lettura in quanto la sua struttura è notevolmente diversa rispetto a quella europea, alla quale eravamo abituati da un po’ di anni. I contenuti, comunque, sono in linea con le richieste dell’EPBD che incentiva i sistemi a portata variabile.
- Le VMC decentralizzate, per la loro flessibilità di installazione e gestione zona per zona, si prestano particolarmente bene a rispettare i requisiti della Norma sia in fase di progetto che in fase di esercizio.
Tabella di sintesi per il dimensionamento della VMC secondo UNI EN 16798-1
| Paragrafo | Tipologia Edilizia | Sottoparagrafo | Metodo | Tabelle di riferimento per il calcolo delle portate |
|---|---|---|---|---|
| NA.3.1 | Non Residenziale | NA.3.1.2 | 1 – qualità dell’aria percepita | NA.6 (persona) NA.7a (edificio VLPB) NA.7b (edificio LPB) NA.7c (edificio NLPB) |
| NA.3.1.3 | 2 – valori limite concentrazione sostanze inquinanti | NA.9 (persona) | ||
| NA.3.2 | Residenziale | NA.3.2.2 | 1 – qualità dell’aria percepita | NA.11 (persona) NA.12a (edificio VLPB, LPB, NLPB) |
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Nella scelta di una soluzione di VMC monostanza (o puntuale) gli aspetti da considerare, oltre al prezzo, sono diversi. I principali requisiti di cui tenere conto sono in linea generale la portata d’aria effettiva dell’unità VMC, la filtrazione, la silenziosità della macchina e la capacità di abbattere le fonti di rumore esterno, le performance di recupero del calore, l’ingombro e il design.
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