Muffa in casa

Sommario

Cos’è la Muffa

Come si forma la muffa

Perché si formano le muffe

Perché la muffa fa male alla salute

I danni delle muffe alla casa

Come prevenire le muffe

Come si correggono le muffe

 

Cos’è la Muffa

Le muffe sono dei microrganismi che appartengono al gruppo dei funghi o miceti, il quale annovera oltre 100.000 specie classificate comprendenti anche i lieviti, anche se si ritiene che complessivamente il loro numero sia molto più alto.

Le varie specie di muffe si sono adattate e specializzate a vivere e proliferare in contesti molto diversi e in determinate nicchie biologiche, sfruttando al massimo ogni opportunità fornita dall’ambiente nel quale si trovano.

Ad esempio, le muffe che si sviluppano sulle superfici dei muri sono diverse rispetto a quelle presenti sui formaggi e sono ancora diverse da quelle che si formano sui capi in pelle o di lana all’interno degli armadi.

Attualmente, secondo dati forniti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si ritiene che siano circa 300 le specie di muffe che, in condizioni diverse, possono svilupparsi negli ambienti domestici. Fra queste sono circa 60 quelle più diffuse e all’interno di queste sono 5 quelle che sono presenti quasi sempre.

muffa parete angolo

 

Come si forma la muffa

La riproduzione delle muffe avviene tramite spore, cioè attraverso delle minuscole cellule riproduttrici, che impropriamente possiamo assimilare ai semi delle piante, le quali vengono liberate nell’aria in base alla fase del ciclo biologico del microrganismo. La quantità di spore che viene liberata dalle muffe è veramente molto alta, infatti queste sono sempre presenti nell’aria, sia all’interno degli edifici che all’esterno, al punto che ciascuno di noi in condizioni normali mediamente respira fra le 10 e le 10.000 spore al giorno, che diventano molte di più se si vive in locali o in ambienti fortemente contaminati. Inoltre, le spore restano sospese nell’aria per tempi molto lunghi e se non trovano le condizioni per svilupparsi possono restare attive per diversi anni, pronte a proliferare non appena trovano sufficiente umidità.

Molte muffe inoltre generano delle sostanze acide capaci di corrodere i supporti sui quali si sono insediate, dai quali traggono nutrimento. Capita abbastanza spesso di notare che le superfici dove si sono formate le muffe, mostrano i segni della corrosione anche dopo la loro eliminazione e pulizia. Frequentemente i danni causati dalle muffe sui materiali e sugli arredi sono irreversibili e spesso sono di entità particolarmente elevata.

48 h

di umidità e si forma la muffa

300

tipi di muffa in casa

10’000

spore respirate al giorno

 

 

Perché si formano le muffe

Le muffe si formano solo quando le condizioni ambientali ne consentono la crescita.
Più precisamente si formano solo se esistono le condizioni che permettono alla spora di svilupparsi e di creare un nuovo organismo capace di riprodursi. Il processo è molto simile a quello di molte attività vegetali, dove il ciclo vitale si completa quando il seme trova le condizioni per diventare la pianta che poi a sua volta produrrà altri semi.

Quali sono queste condizioni?
1. Presenza di un supporto
2. Umidità sufficientemente alta
3. pH in superficie abbastanza basso

1. È necessaria una superficie di supporto, perché le muffe non si sviluppano nell’aria ma hanno bisogno di “attaccarsi” su qualcosa che eventualmente poi possa anche diventare nutrimento per effetto della già descritta aggressione acida.

Le muffe preferiscono attecchire su materiali dei quali poi si potranno cibare, come ad esempio la cellulosa, il legno, i capi in pelle, i tessuti in generale e alcune pitture acriliche frequentemente utilizzate nell’edilizia.

2. L’umidità dell’aria o della superficie sulla quale le muffe si sviluppano, ha un’importanza fondamentale nel processo di formazione di tutti i microrganismi in generale. Senza l’acqua non è possibile alcun tipo di forma vivente. Se l’umidità dell’aria o quella delle superfici non sono abbastanza alte, le muffe non si possono sviluppare. Ora è importante sapere quali sono i valori di soglia, cioè i valori dell’umidità al di sotto della quale le muffa non si forma in nessun caso, mentre se questi vengono superati, la proliferazione diventa possibile.

umidità condensa

 

3) Materiali di supporto sufficientemente acidi. Le superfici sulle quali le muffe possono insediarsi, in funzione della loro composizione chimica possono creare ambienti acidi, neutri oppure basici. Affinché ciò possa avvenire, i materiali devono essere solubili in acqua, anche se in misura molto bassa. Il dato che indica il livello di acidità o di basicità di una soluzione è il valore del pH.

Il pH è una scala di valori che va da 0 a 14, dove il pH 7 rappresenta il dato medio, cioè della soluzione neutra, da 7 a 0 le soluzioni sono via via più acide, mentre da 7 a 14 sono via via più basiche. Come riferimento prendiamo il succo di limone, che è una soluzione molto acida con pH nell’ordine di circa 2,5 e la candeggina, prodotto molto basico che ha un pH di circa 12. Le muffe possono svilupparsi sulle superfici che hanno un pH variabile fra circa 3-4, fino a circa 11 ma preferiscono valori leggermente acidi compresi fra 5 e 7. L’acqua che si forma dalla condensa ha un pH di circa 5,6 che è perfetto per favorire la proliferazione delle muffe sulle superfici.

Se i supporti presentano valori di pH in soluzione sufficientemente basici, le muffe non si possono insediare e né tanto meno proliferare, se invece le superfici sono neutre oppure leggermente acide, le condizioni per il loro sviluppo diventano molto favorevoli. Questo non significa che se le superfici sono basiche, come ad esempio le pareti tinteggiate con pura calce naturale sulle quali il pH del materiale fresco è di circa 13 per poi diventare di 10,5 quando si completano le reazioni di indurimento, le muffe non si potranno mai formare. Basterà che nel tempo sulle stesse superfici si vada a formare un leggero strato di polvere, di sporco o un deposito di particolato che le muffe avranno la possibilità di usare quello strato come supporto, eventualmente aggredendolo e cibandosene, senza entrare in contatto con le sostanze basiche del supporto.

Questo spiega perché le muffe si sviluppano più facilmente sui locali sporchi e polverosi, proprio perché i depositi di polvere diventano oltre che uno strato sul quale insediarsi, anche un elemento del quale cibarsi.

analisi laboratorio muffa

 

Perché la muffa fa male alla salute

Le muffe non sono soltanto una sgradevole manifestazione estetica, non è solo il fastidio di avere una parete sporca o macchiata. Il danno che queste arrecano è prevalentemente di natura sanitaria sui soggetti esposti e solo in secondo luogo, in termini di gravità ed effetti si possono anche elencare i danni alle cose.

La quasi totalità dei danni alla salute umana provocati dalle muffe è da ricondursi a patologie che con diversi livelli di gravità e intensità colpiscono l’apparato respiratorio. Più raramente interessano anche gli occhi causando irritazioni oculari e la pelle con manifestazioni di svariata natura. Per inciso occorre tener presente che nell’aria sono sempre presenti quantità variabili di polveri, di diversa composizione, forma e dimensione. Respirare polveri è sempre dannoso per la salute umana, di qualsiasi natura e tipologia esse siano, più sono piccole e più riescono ad andare in profondità nell’albero bronchiale, risultando perciò più lesive per l’organismo.

Le polveri, che vengono chiamate anche “particolato”, da particola = particella o particellato, possono avere diversa composizione chimica e in funzione di questa possono esercitare effetti molto diversi fra loro. Alcune sono cancerogene, come le fibre di amianto, altre come le particelle di silicio provocano malattie anche gravi come la silicosi, altre ancora sono inerti e pur non reagendo con l’organismo, tendono ad accumularsi, ad irritare le mucose e a ridurre la funzionalità di bronchi e polmoni. Una frazione del particolato totale, è costituita dal cosiddetto particolato biologico, che consiste nelle polveri di origine biologica, prevalentemente composte da spore di muffe, da pollini e da altri microrganismi come virus e batteri che spesso si trovano nell’aerosol aerodisperso.

Le spore delle muffe sono uno dei costituenti del particolato biologico e sono capaci di causare danni a breve e a lungo termine agli organismi esposti, prevalentemente a carattere evolutivo progressivo, con rari episodi di esiti fatali. Le patologie più frequenti, nel caso di esposizione a quantitativi rilevanti di spore respirate, sono legate a irritazioni delle mucose, asma, allergizzazione, sensibilizzazione, tossicosi, malessere generale e nei casi più gravi anche infezioni polmonari. L’organismo che si trova sotto stress per il contatto continuo con le spore tossiche, mette in atto dei meccanismi di difesa che possono dar luogo a effetti collaterali indesiderati come le allergie.

Molto spesso i soggetti che si sono trovati esposti per tempi abbastanza lunghi alle spore sono diventati ipersensibili e in occasione di una nuova esposizione, anche se a quantità minime per le quali altri soggetti non hanno alcun sintomo, sviluppano reazioni molto intense con conseguenze talvolta molto gravi. I soggetti maggiormente colpiti dagli effetti tossici derivanti dall’esposizione alle spore sono quelli più deboli come i bambini, gli anziani, i diabetici, i lungodegenti, chi assume terapie chemioterapiche, cortisoniche o di alcuni altri farmaci oltre a tutti coloro che hanno il sistema immunitario debilitato o depresso.

Occorre precisare che quasi tutte le patologie causate dall’esposizione alle spore, hanno la tendenza a cronicizzare cioè a produrre danni di lungo termine, anche permanenti, di difficile guarigione e regressione. Molto spesso alcune situazioni di malessere generalizzato, come affaticamento, emicrania, secchezza della pelle, disturbi del sonno o dell’umore, difficoltà a mantenere l’attenzione e la concentrazione, sono disturbi causati dall’esposizione alle spore delle muffe, ma molto difficilmente se ne riconosce il nesso di causalità.

Esistono poi i casi estremi, per fortuna rari, dove soggetti con quadri clinici già compromessi, perciò fortemente debilitati, possono subire dei danni molto gravi da alcune muffe, soprattutto del genere Aspergillus, capaci anche di causarne il decesso.

 

I danni delle muffe alla casa

I danni causati dalle muffe agli arredi e a tutto ciò che è presente in casa sono purtroppo molto frequenti.

Spesso sarà capitato di dover buttare via dei capi di abbigliamento, magari in pelle oppure delle scarpe perché le muffe li hanno attaccati al punto da renderli inutilizzabili. Frequentemente anche il contenuto degli armadi si riempie di muffe in tempi abbastanza rapidi, soprattutto nei mesi freddi, nei locali interrati o in quelli non sufficientemente ventilati. Anche le derrate alimentari, essendo costituite da sostanze nutrienti diventano un facile bersaglio per le muffe, che sono in grado di attaccarle e di renderle inservibili molto velocemente. Nei casi più gravi le muffe danneggiano in maniera irreparabile anche altri oggetti di uso comune o che sono presenti in casa, che si trovano perciò esposti all’aggressione biologica.

Non è raro infatti che quadri, tessuti, libri, opere d’arte e altri oggetti di valore vengano gravemente deteriorati dagli attacchi biologici. Una materia di studio ai corsi di restauro delle migliori accademie che si occupano di tutela del patrimonio artistico è appunto il biodeterioramento, a testimonianza del fatto che si tratta di un argomento estremamente importante.

Inoltre, l’umidità eccessiva riduce drasticamente la vita utile dei componenti elettronici contenuti nei computer, schede e memorie elettroniche, televisori, impianti domotici e quant’altro e favorisce l’ossidazione dei metalli danneggiando anche oggetti di valore come gioielli, orologi, armi antiche, fregi e altre opere d’arte.

Oltre ai danni elencati, non dobbiamo dimenticare che le muffe spessissimo si insediano sulle superfici delle pareti domestiche, soprattutto negli angoli in alto a contatto con i solai, o dietro i mobili e più in generale nei punti di maggior dispersione termica, perciò più freddi. In questi casi oltre all’operazione di bonifica, che deve sempre essere effettuata quando l’edificio è pesantemente contaminato dalle muffe e dalle loro spore, si dovrà necessariamente ripristinare la pittura ed eventualmente anche le superfici di supporto se sono state corrose a fondo.

muffa dietro mobili

 

Come prevenire le muffe

Prevenire la contaminazione da muffe è sempre e comunque la soluzione migliore, sia sugli edifici nuovi che su quelli già vissuti, per la tutela della salute degli occupanti e per evitare il danneggiamento di arredi, corredi e suppellettili varie. La scelta più sensata è quella di impedire alle spore di trovare le condizioni adatte al loro insediamento e al successivo sviluppo.

La prevenzione delle muffe in realtà è una pratica relativamente semplice, che attraverso alcuni semplici accorgimenti può essere eseguita da chiunque. Come è stato spiegato precedentemente, le muffe per potersi insediare e sviluppare hanno bisogno di molto poco: una superficie chimicamente non basica, umidità e un minimo di nutrienti. Controllando questi elementi, con i dovuti accorgimenti, è possibile creare le condizioni per evitare le contaminazioni di muffe in casa e più in generale negli ambienti dove queste tendono a insediarsi.

Impiegare intonaci di calce o pannelli di silicato di calcio sulle murature e pitture di calce naturale, è senz’altro una buona pratica per evitare l’insorgenza di contaminazioni da muffe superficiali, ma spesso non basta. I valori soglia dell’umidità relativa dell’aria che consentono la formazione e lo sviluppo di attività biologiche sono:
– per le muffe almeno l’80% di UR,
– per gli acari almeno il 65% di UR,
– per i batteri almeno il 51% di UR.

Perciò, se anche si dovessero ricoprire tutte le superfici della casa con materiali antibatterici e antimuffa, come ad esempio la calce, il silicato di calcio o i sali d’argento, senza limitare l’umidità dell’aria interna, in tempi più o meno lunghi la contaminazione da acari potrà considerarsi non solo possibile o probabile, ma addirittura certa. Senza escludere la concreta possibilità di formazione di muffe all’interno degli armadi, sui capi in pelle, nelle scarpe e più in generale su tutti quei materiali che costituiscono un prezioso nutrimento per questi fastidiosi decompositori naturali.

Sicuramente è buona norma realizzare l’involucro dell’edificio in maniera tale da renderlo ben isolato termicamente, cioè poco disperdente. In questo modo ci si assicura che le temperature superficiali delle pareti e dei soffitti, siano sufficientemente alte da impedire la formazione di acqua condensata e meglio ancora dei valori di UR localizzati inferiori all’80% in prossimità delle superfici. Ma non basta. Un dato molto importante da tener presente, riguarda le quantità di vapore acqueo che quotidianamente vengono prodotte ed evacuate in casa. Mediamente le attività umane che si svolgono all’interno di un edificio abitativo, producono quantitativi di vapore acqueo variabili fra i 2 ed i 3 litri per ciascuna persona occupante. Si intende con ciò tutto il vapore generato dalla respirazione, traspirazione della pelle, igiene personale, cottura dei cibi, asciugatura della biancheria, lavaggio dei pavimenti ecc. Questi valori dipendono molto dalle abitudini degli occupanti e dalla presenza di piante, acquari o di animali domestici e del tasso di occupazione dell’edificio, cioè dal tempo che si passa in casa in percentuale rispetto alle 24 ore. Considerando una famiglia media di 2 adulti e di due minori, con un tasso di occupazione di circa il 60%, cioè 14 ore passate in casa contro 10 passate fuori, i quantitativi di umidità immessa nell’edificio, variano fra i 9 ed i 12 litri d’acqua sotto forma di vapore acqueo.

La quasi totalità dei fenomeni di formazione di muffe e condense negli edifici, è dovuta all’umidità in eccesso derivante dallo sbilanciamento fra vapore immesso nell’edificio e quello evacuato. Una situazione ricorrente è quella dove l’apertura delle finestre non viene effettuata con la necessaria regolarità e frequenza.

Conseguentemente alla continua produzione di vapore correlata alle attività che si svolgono nell’edificio, i valori di UR tendono a portarsi su valori piuttosto alti, al punto da consentire e favorire la proliferazione di attività biologiche infestanti. La soluzione migliore è sempre quella che prevede il bilanciamento continuo fra vapore prodotto e quello evacuato a saldo zero. Praticamente si deve “lavar via” tutto il vapore in eccesso man mano che questo viene creato, appunto per evitare il suo accumulo. In assenza di umidità in eccesso, la formazione di muffe sarà semplicemente impedita, venendo a mancare l’elemento fondamentale che ne consente la proliferazione, cioè l’acqua.

Il valore ideale di UR da mantenere costantemente all’interno dell’edificio, secondo la normativa italiana è del 50% con oscillazioni possibili del 10% in più o in meno. La norma svizzera per esempio è più restrittiva e indica come valore ottimale il 40%, sempre con oscillazioni di più o meno il 10%.

 

Come si correggono le muffe

Se gli ambienti abitativi, oppure quelli dei locali dove vengono custoditi materiali di diversa natura, sono contaminati da muffe, occorre innanzitutto agire in tempi molto rapidi. Il primo motivo è perché il loro sviluppo tende ad essere progressivo, cioè tale da occupare spazi via via più estesi sempre più rapidamente. Il secondo invece è per limitare e ridurre al massimo i tempi di esposizione all’azione tossica delle spore sulle persone.

Più tempo si passa a respirare spore e più danni verranno arrecati a chi occupa o utilizza i locali contaminati.
Più spore si formano nell’ambiente interno e maggiori saranno le probabilità che queste possano colonizzare ulteriori spazi e altre superfici fino a quel momento ancora non contaminate. Perciò: eliminare il prima possibile le condizioni di rischio e pericolo per le persone e contemporaneamente evitare la progressione delle contaminazioni. La correzione dei problemi di muffa deve necessariamente agire su due fronti. Il primo è quello di eliminare le cause che hanno consentito e reso possibile lo sviluppo delle attività biologiche, in questo modo vengono meno le condizioni per una nuova contaminazione futura.

Contemporaneamente o al massimo subito dopo, occorre bonificare i locali, le superfici e gli oggetti contaminati, che contengono ancora abbondanti quantità di spore sia sotto forma di particolato depositato che aerodisperso. Queste spore, se non vengono eliminate, rendono malsano l’ambiente per tempi anche molto lunghi e avranno la tendenza a creare nuove contaminazioni in futuro. Dopo aver individuato la causa che ha scatenato la formazione delle muffe, che quasi sempre è riconducibile o comunque è correlata alla insufficiente aerazione, si procederà dove necessario all’installazione di un sistema automatico di ventilazione che vada a sopperire alle carenze di ricambio d’aria dei locali.

I sistemi automatici di ventilazione consentono di allontanare l’umidità in eccesso contenuta nell’aria interna, mantenendo stabilmente bassi i valori dell’UR e tali da impedire la formazione di muffe e di acari negli ambienti abitativi. In alcuni casi, per eliminare le condizioni che favoriscono la formazione di muffe e di condense, occorrerà migliorare le prestazioni termiche dell’involucro edilizio, in altre parole si dovranno realizzare delle opere di isolamento termico dell’edificio. Queste potranno essere sia estensive come ad esempio il cappotto, l’isolamento in copertura o l’insufflaggio in intercapedine, che localizzate come ad esempio la correzione attiva o passiva dei ponti termici.

Quando si procede alla bonifica degli ambienti contaminati da muffe, è importante ricordare che devono essere eliminate tutte le cause di rischio e pericolo per le persone legate alla presenza di spore. Si dovranno innanzitutto pulire le superfici esclusivamente a umido, preferibilmente con una soluzione di bicarbonato di sodio, per evitare di disperdere in aria le spore che si trovano depositate sugli oggetti. Successivamente si provvederà alla pulizia profonda dei locali mediante l’utilizzo di un aspirapolvere con filtro HEPA. I filtri di questa categoria (dall’inglese High Efficiency Particulate Air filter) sono in grado di trattenere le spore al loro interno, evitando di reimmetterle nell’aria.

Tutti i tessuti, i capi di vestiario e gli oggetti che si trovano nei locali contaminati dovranno essere lavati con acqua corrente o in alternativa puliti mediante aspirazione profonda e successivamente strofinati con un panno umido. Il personale che effettua la bonifica dovrà indossare adeguati dispositivi di protezione individuale come guanti, occhiali, mascherina e tuta usa e getta per limitare al massimo il rischio di contaminazione biologica.

In altri stati, le attività di bonifica e di pulizia dei locali contaminati dalle muffe, possono essere effettuati solo da personale adeguatamente formato e preparato, trattandosi di lavorazioni che espongono il lavoratore alla possibile insorgenza di malattie croniche come asma, allergie e sensibilizzazioni. Dopo aver eliminato le cause di formazione della muffa, che come si è detto è quasi sempre riconducibile alla scarsa aerazione e/o alla necessità di correzione termica dell’edificio e dopo aver effettuato la bonifica cioè eliminato tutte le spore presenti nei locali, si dovrà agire sulle superfici murarie.

Se la pittura esistente è di tipo acrilico non traspirante è preferibile asportarla e sostituirla con una traspirante o di pura calce naturale oppure a base di calce. La traspirabilità della pittura non ha nessuna influenza sulla capacità delle pareti di far fuoriuscire l’umidità dall’edificio, ma svolge un’altra funzione utile che è quella di consentire all’intonaco di assorbire la condensa per poi restituirla, realizzando localmente un benefico effetto tampone. Si comporta un po’ da ammortizzatore dei picchi di umidità ambientale.