Sanificazione aria e Coronavirus: prevenire contagi Covid 19 in ambienti chiusi e negozi
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Coronavirus e sanificazione dell’aria: come proteggere e sanificare ambienti e negozi dal Covid 19

La diffusione del Coronavirus richiede attenzioni e comportamenti per la tutela della nostra salute e per il benessere anche di chi ci sta accanto. Quali sono quindi le misure che ci aiutano a difenderci da questo temibile virus? L’utilizzo di dispositivi di protezione, come le mascherine, una frequente igienizzazione di mani e ambienti e, quando necessario, la distanza sociale, sono ormai entrati nel nostro vissuto. Oltre a questo, c’è altro che possiamo fare per proteggerci dal Covid 19? Anche la sanificazione dell’aria nei locali è fondamentale. Ecco perché.

Coronavirus e sanificazione dell’aria

Perché è importante la sanificazione dell’aria

Il contenimento dell’epidemia COVID-19 richiede, tra le altre azioni, anche un’attenzione speciale al tema della sanificazione dell’aria.

Tra i tanti sconvolgimenti apportati dal coronavirus al nostro vissuto quotidiano il rapporto con l’aria che respiriamo è diventato cruciale.

Il fatto che una persona mediamente respiri 15.000 litri d’aria al giorno era un’informazione poco conosciuta e comunque di bassa rilevanza sino a qualche tempo fa.

Poi d’improvviso la comparsa del nuovo virus e i timori per la sua trasmissione via aria hanno acceso una nuova consapevolezza e reso molto più complicato il rapporto con l’aria che ci circonda, specie negli ambienti chiusi di vita e lavoro.

Abbiamo appreso che le goccioline emesse dal respiro di persone infette (il cosiddetto aerosol) possono essere una via primaria di contagio.

La quarantena prolungata e lo smart working ci stanno rendendo più consapevoli di quanto tempo trascorriamo in spazi confinati e di quanto sia importante poterne assicurare la salubrità.

Gli esperti di prevenzione ed igiene ambientale, chiamati a dettare le azioni più importanti per limitare la contaminazione degli ambienti interni, ritengono fondamentale la cura nel gestire i ricambi d’aria e nel ventilare i locali con buona frequenza.

Contagio da virus e trasmissione in aria: cosa sappiamo?

Ricercatori dell’Università di Tokyo hanno condotto uno studio utilizzando telecamere ad alta sensibilità e raggi laser. L’esperimento permette di vedere come le goccioline prodotte da uno starnuto rimangono sospese in aria prima di cadere a terra, ma anche come le micro-particelle grandi un millesimo di millimetro – invisibili a occhio umano – restino sospese in aria, non cadono e non se vanno.

Il problema è che queste particelle invisibili possono essere prodotte in gran numero anche solo conversando ad alta voce e, una volta emesse, circolano nell’aria indoor per almeno venti minuti creando un concreto rischio di trasmissione del contagio. Un rischio, è bene precisarlo, che riguarda essenzialmente luoghi chiusi e confinati dove sono presenti più persone e non c’è una sufficiente aerazione. Secondo gli autori della ricerca, in tali circostanze il rischio di contagio può essere mantenuto sotto controllo soltanto con l’utilizzo di mascherine e avendo cura di rinnovare regolarmente l’aria.

Non solo starnuti e tosse, dunque, ma anche semplici esalazioni possono generare nebulizzazioni in rapido movimento di goccioline e aerosol carichi di particelle virali. Proprio per questo motivo viene consigliato di mantenere una distanza minima da pazienti infetti o asintomatici; il metro di distanza viene indicato come misura minima di precauzione ma in certe condizioni potrebbe non essere sufficiente in presenza di aerosol in movimento.

Ecco allora che la sanificazione degli ambienti e dell’aria indoor diventa fondamentale per limitare la trasmissione del virus negli spazi chiusi.

L’aerazione in negozi e uffici per prevenire il contagio da COVID-19

Su questo tema è intervenuto anche il Gruppo di lavoro Ambiente e Qualità dell’Aria dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) con la pubblicazione del Rapporto ISS COVID-19 recante indicazioni per la prevenzione e gestione degli ambienti indoor in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS CoV-2.

Il rapporto, scaricabile da questo link, fornisce una lista di raccomandazioni da seguire sia negli ambienti domestici che lavorativi – uffici, strutture sanitarie, farmacie, banche, poste, i supermercati, aeroporti,  stazioni e mezzi di pubblici – per mantenere un buon livello di qualità dell’aria interna in relazione al contenimento del rischio di contagio da COVID-19.

Sia per le abitazioni che per gli ambienti pubblici e di lavoro viene messa in primo piano la necessità di gestire un regolare ricambio dell’aria in tutti i locali, mediante ventilazione naturale (cioè apertura frequente di finestre e balconi) o attraverso appositi sistemi di ventilazione meccanica controllata che possono operare un rinnovo di aria in modo continuo e automatizzato.

In particolare, in uffici e negozi il ricambio dell’aria deve tener conto del numero di lavoratori presenti, del tipo di attività svolta e della durata della permanenza di addetti e clienti negli ambienti di lavoro.

Laddove non sono presenti specifici sistemi di ventilazione, il ricambio di aria va comunque gestito aprendo frequentemente gli infissi ma senza creare condizioni di disagio/discomfort per chi lavora (correnti d’aria o freddo/caldo eccessivo) e preferibilmente evitando di aprire finestre affacciate a strade o zone trafficate.

In questo periodo di emergenza, si raccomanda inoltre di tenere gli impianti di ventilazione forzata sempre attivi 24 ore su 24, per aumentare il livello di protezione.

Come evidenziato anche da molteplici studi accademici e da associazioni quali AiCARR,  un impianto di ventilazione e filtrazione dell’aria, correttamente progettato,  è in grado di ridurre la concentrazione di quei contaminanti particellari che svolgono la funzione di vettore dei bio-contaminanti, sempre presenti in tutti gli ambienti.

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