Muffa sui muri: i rimedi della nonna sono davvero efficaci?

Ti sei mai chiesto l’effettiva efficacia dei rimedi della nonna? E a quali conseguenze si va incontro?

Spesso per eliminare la muffa sui muri si ricorre a qualche metodo o espediente casereccio. Sarà capitato anche a te, perché hai letto qualche guida antimuffa su internet oppure per averlo sentito da qualche conoscente che ti prometteva la soluzione definitiva alla muffa.

Ma ti sei mai chiesto l’effettiva efficacia dei rimedi della nonna? E se a quali conseguenze si va incontro?

In questo articolo, tratto dalla guida “Le 5 soluzioni anti-muffa” (puoi scaricarla liberamente qui) proviamo a spiegare perché nella maggior parte dei casi sono soluzioni di dubbia validità.

Non perdiamo mai di vista il fatto che la presenza di muffe nelle abitazioni e più in generale nei locali occupati dalle persone, rappresenta a tutti gli effetti una contaminazione più o meno grave dell’ambiente abitativo che può avere effetti significativi sulla salute umana.

Occorre perciò agire in maniera precisa e con cognizione di causa, evitando di procedere a tentoni rischiando in questo modo di causare dei danni più gravi rispetto a quelli che si intendeva risolvere.

 

Candeggina

La candeggina, anche se impiegata con diversi gradi di diluizione, presenta gli stessi problemi delle soluzioni antimuffa preconfezionate, anzi, per molti aspetti è un rimedio ancora peggiore perché è più volatile cioè emana maggiori quantità di vapori che a loro volta causano le irritazioni e qualche volta anche delle vere e proprie ustioni alle mucose.

Purtroppo, ci sono state diverse persone che avendo utilizzato la candeggina o in grande quantità o in maniera molto frequente, hanno subito dei danni permanenti alle vie respiratorie. Si tratta di un metodo da sconsigliare sempre e comunque perché i danni alla salute causati dall’impiego di prodotti caustici, irritanti ed aggressivi, possono essere anche piuttosto gravi.

 

Acqua e aceto

Un altro rimedio casereccio contro le macchie di muffa, che viene impiegato con una certa frequenza, consiste nell’applicazione di una soluzione di acqua e aceto. In questo caso anziché utilizzare una soluzione basica (cioè con pH alto), se ne usa una acida (con pH basso). La capacità sbiancante e disinfettante dell’aceto rispetto all’ipoclorito di sodio o all’idrossido di sodio è sicuramente inferiore ed è inferiore anche la sua persistenza. In compenso le soluzioni debolmente acide sono meno irritanti ed aggressive per le mucose e sono anche meno pericolose da maneggiare.

Presentano però alcuni inconvenienti che le rendono comunque dannose. L’aceto è un prodotto che si ottiene dal vino, il quale a sua volta è ottenuto dal mosto d’uva. Si tratta sempre di prodotti naturali ottenuti da sostanze che per le muffe rappresentano degli ottimi nutrienti. Cioè, applicare una soluzione di acqua e aceto, significa in qualche modo fornire un futuro alimento alle muffe, tanto più che le sostanze acide tendono a corrodere le superfici murarie e a danneggiare le pitture, aumentando le porosità e la scabrezza dei rivestimenti, favorendo così le ulteriori contaminazioni di muffe che trovano in questo modo un terreno ancora più adatto al loro insediamento.

 

Succo di limone

Il succo di limone è una delle sostanze naturali più acide presenti in natura, ha un forte effetto sbiancante e disinfettante e non è particolarmente aggressivo o irritante se non per contatto diretto con la pelle e le mucose, anche perché solitamente non lo si nebulizza sulle superfici.

Anche il limone così come l’aceto rappresenta un ottimo cibo per le muffe, infatti se lasciamo un limone per troppo tempo in frigo, vediamo che dopo poco tempo questo verrà interamente ricoperto dalla muffa. Avendo una maggiore acidità rispetto all’aceto, il succo di limone corrode a fondo i supporti minerali, infatti non deve mai essere usato sul marmo e più in generale sulle superfici calcaree e sulle pietre naturali perché le danneggia irreparabilmente.

Il trattamento di pulizia effettuato col succo di limone non è persistente, infatti dopo qualche tempo occorre ripetere l’applicazione perché sui muri si sarà formata della nuova muffa.

 

Bicarbonato di sodio

Rispetto agli altri rimedi fai-da-te già elencati, il bicarbonato di sodio è fra i detergenti senz’altro quello meno dannoso, ha un pH non troppo alto, non emette vapori tossici ed è solo moderatamente irritante. Svolge un efficace azione sbiancante e pulisce bene le superfici soprattutto in conseguenza della sua delicata abrasività. Non macchia i metalli ed è mediamente persistente, ma non risolve il problema delle muffe in via definitiva, perché se non si mantiene sufficientemente basso il valore dell’Umidità Relativa in casa, si avrà la formazione di altre attività biologiche indesiderate come ad esempio gli acari che andranno a colonizzare non più le murature ma i supporti porosi come materassi, cuscini, vestiario, tappeti ecc. con conseguenze per la salute ancora peggiori.

 
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